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Cembra

Vacanze all’insegna del buon vivere, fra vini pregiati, boschi e laghi

Fulcro di un itinerario enogastronomico d’eccezione, l’abitato di Cembra è il centro vitivinicolo della zona: la qualità dei suoi vini, la ricchezza di cantine aperte che offrono visite guidate al pubblico, la varietà della gastronomia locale non deluderanno i cultori, e saranno apprezzati dai profani.
Capoluogo della valle, Cembra si trova a 667 metri d’altezza, sulla sponda destra del torrente Avisio. Il paese, esteso su un vasto terrazzo glaciale in una posizione riparata dal monte di Cembra (m. 1250), sovrasta un’ampia pianura, la cosiddetta "Campagna Rasa". Nei caratteristici campi terrazzati che scendono verso  l’Avisio protagonista indiscussa è la vite, che produce i pregiati vini tipici di questa valle, alcuni dei quali autoctoni della zona: Nosiola, Cabernet, Pinot Nero, ed in primo luogo Müller Thurgau.

Approfondimento
Agli inizi del XIX secolo, sul doss Caslìr, fu rinvenuta la cosiddetta situla di Cembra, un recipiente utilizzato per contenere acqua, vino e latte. Il ritrovamento testimonia come la zona fosse abitata anticamente. La forma e le inscrizioni della situla, conservata al museo del Buonconsiglio di Trento, attestano un probabile rapporto degli elementi indigeni con la cultura etrusca. Il 20 marzo 1797 fra le truppe tirolesi e quelle francesi di Napoleone vi si combatté la famosa "battaglia di Cembra" dalla quale il paese uscì saccheggiato e distrutto. 
La chiesa gotica di S. Pietro, situata nel centro storico del paese, è uno dei principali monumenti d'arte della vallata. L'edificio è caratterizzato da un bel portale gotico, da un rosone sormontato da un timpano ed è affiancato da un campanile medievale a cuspide piramidale con trifore e quadrifore tardo romaniche. Al suo interno conserva affreschi cinquecenteschi.
La chiesa di S. Maria Assunta, pare sia stata edificata già nel 942. Si sa che esisteva nel XII secolo e che tra i secoli XV e XVI  venne riedificata in stile gotico. Nel 1835 subì imponenti restauri che le conferirono le dimensioni  e l'aspetto attuali pur continuando a mantenere visibile l'assetto gotico. Conserva al suo interno pitture a fresco di gusto gotico della seconda metà del XV secolo e tele seicentesce del pittore Teofilo Polacco.
Il Palazzo Barbi pare risalga  al XVIII secolo. Di proprietà della famiglia Barbi, negli anni passò più volte di mano fino agli  ultimi proprietari, la famiglia Maffei, che agli inizi del XX secolo lo donarono al Comune. Particolare la sala degli stemmi con le caratteristiche volte, le pareti decorate a fresco con stemmi degli 11 Comuni della Valle, della PAT e dell'Europa Unita, opera dell'artista Egidio Petri di Segonzano.